.. Renovatio.

febbraio 6th, 2012

Ormai ci ho preso gusto. A far che? A dirigere fashion film. E così, in una fredda giornata di gennaio, ti trovi in quel di Firenze, tra Piazzale Michelangelo ed il cimitero degli Inglesi, con due modelli che ti sventolano una bandiera nera in mezzo ai giapponesi che fan loro foto ricordo. Il soggetto di questo short film è scritto a due mani da me e da Deborah, che lo interpreta; un rinascimento gotico in questa società decadente, che ha bisogno di esser rinnovata dalla sua superficialità.

Renovatio
a KasparHauser/NicolaCasini.com production

Directed by Nicola Casini
Editing & postproduction by Ismaele Bulla

Leading actors: Deborah Parcesepe & Francesco Buttini
Subject: Nicola Casini / Deborah Parcesepe
Makeup & hair: Consuelo Cardella
Styling: Maison Bizzarre
Soundtrack: Karen O - Hello Tomorrow

Sotto, lo shooting del video, in Ilford HP5+ tirata a 1600 in Microphen Stock.

A presto!

.. Milk Plus.

gennaio 27th, 2012

.. La citazione è abbastanza evidente, e se non avete colto né il “milk plus” né il “korova” vi invito a fare una ricerchina su google e colmare questa grande lacuna dal vostro bagaglio culturale cinematografico :P Da dove vengon queste foto? Beh, vi ricordate quando, pubblicando qui sul blog le foto di Sabrina Cereseto di “Under my Skin” misi una foto di backstage con lei immersa in una piscina di latte? Ecco, appunto.
Son foto particolari, ma ero stanco dei soliti beauty: io le trovo quasi inquietanti, a voi cosa comunicano?

Model: Sabrina Cereseto;
Make-up: Silvia Molonato;
Set assistant: Nicola Lucchi;
Location: KasparHauser Studios.

Sicuramente, spero, qualcosa di non già visto :-) E per fugare ogni dubbio di chi crede che io sia troppo impostato, troppo serioso.. Un piccolo frammento del cazzeggio che avviene sul set; una ripresa di backstage dalla stessa prospettiva delle foto, che vi può aiutare a capire tecnicamente come è stato eseguito: portafondali sopra la piscina, clamp (come Baci&Abbracci swimwear), 100L IS Macro, dish che la illumina dall’alto, e scatto via iPad in LiveView per verificare il fuoco dato che la macchina era a 2,5m di altezza.

A prestissimo ;-)

.. Talkin’ about tests.

gennaio 26th, 2012

.. Parliamo di test. Ed innanzi tutto mi scuso se ultimamente aggiorno poco il blog, ma tra settimana della moda, cataloghi, editoriali (ne vedrete delle belle prossime settimane, e se guardate in edicola già da ora :P) son veramente parecchio preso. Questo post sarà abbastanza sintetico, ma prometto che prossimi giorni pubblicherò piu’ materiale e meglio descritto. Le foto che vedete sotto sono il risultato dei test fatti nell’ultimo mese e mezzo diciamo.

Partiamo con Alessia. Probabilmente non vi sembrerà un volto nuovo; è Alessia Giovagnoli, ed è una concorrente del Grande Fratello 10. Luce naturale, una bella (rara di questi tempi) mattina milanese, chiacchiere, caffè per il poco sonno (mio) un po’ di musica..

Passiamo a Gemma. Lei ve la ricordate? E’ una modella parigina, la scattai alle cave di Carrara questa estate. Se tornate indietro nei post la ritrovate. Col tempo siam diventati amici, e dato che è scesa in Toscana per le vacanze di Natale, ci siam trovati il 26 dicembre (eh si, i fotografi non han ferie :D) di nuovo in quel di Carrara, per un caffé e magari per far qualche scatto. Come? Boh. Dove? Boh.. Poi girelli in macchina per le strade di montagna, e vedi un cimitero.. Deserto.. Bella luce.. E non puoi dir di no :D

Queste invece FUORI dal cimitero:


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Infine Corinne. Corinne è una modella con la quale non avevo mai lavorato, ma che conoscevo da un po’. Dopo un aperitivo in quel di Modena, decidiamo di fare qualche scatto qualche giorno dopo.. Molto semplice, casa sua, mattina presto, anche qui luce naturale, per “prendere confidenza” con il suo viso ed il suo modo di posare. E devo ammettere che son rimasto molto soddisfatto.. Uno sguardo che inchioda!

Ed un paio di beauty alla finestra, che ultimamente mi piaccion un sacco :-)

Come avete visto, niente di nuovo.. Ma ogni tanto questo blog lo sento un po’ come un “diario”, quindi non mi sento sempre in bisogno di far qualcosa di piu’ ricercato.. Alla fine, la semplicità è sempre bella! E per le cose piu’ “ricercate” dovrete attendere veramente poco :P

A presto!

.. As i Moved on.

gennaio 11th, 2012

Ok, finalmente ci siamo. Per la prima volta, oltre che direttore della fotografia, mi cimento come regista. E devo dire che son abbastanza soddisfatto di quel che è venuto fuori!

Production: Kaspar Hauser Produzioni / NicolaCasini.com
Leading actress: Yekaterina Polyakova
Director: Nicola Casini
Editor & Postproduction: Ismaele Bulla
Subject: Nicola Casini / Yekaterina Polyakova
Makeup&hair: Silvia Gerzeli
Styling: Maisone Bizzarre
Music: Vex’d - Heart Space
Location: Somewhere in Italy

.. Only Film.

dicembre 28th, 2011

Titolo che spiega tutto: questo post conterrà solo immagini a pellicola. Tutte, tranne le ultime, di set che avete già visto su queste pagine: sono infatti, per la maggiorparte, scansioni di rulli medioformato Hasselblad che scattai nei vari set, ma che non avevo ancora avuto la possibilità di scansionare.
Così mi sono munito di un fiammante Epson Perfection V600 Photo, questo bel giocattolino qui:

E’ uno scanner piano che consente anche la scansione di negativi 35mm, diapositive 35mm e pellicole 120 fino al 6×9 o volendo un 6×12. La risoluzione nominale è 6400dpi. Per quanto riguarda i 35mm continuerò ad usare l’FS4000, scanner dedicato, e piu’ performante.. Questo mi servirà esclusivamente per il medioformato. E, una volta “compreso”, usando VueScan, devo dire che non si comporta affatto male. Quindi questo post sarà principalmente una “carrellata” di immagini, con qualche dettaglio del set, della pellicola usata, ed alcune considerazioni personali.

Partiamo dall’unico set in 35mm, facente parte del set di Olga, che ancora non avevo sviluppato:

Olga Drozdova.

Lucky SHD100 New, Canon 50 1.4, Canon Eos 500N. Come avevo detto precedentemente, questa pellicola inizia a piacermi, a prescindere dal costo. Ha una bella grana, sicuramente maggiore della FP4 Ilford, ma è piacevole e non disturba. Esposta a 160 iso invece di 100, e sviluppata 7.30min in Microphen Stock a 20°. Da notare la gamma dinamica: stessa esposizione che nelle foto digitale, eppure in digitale la finesta è completamente bruciata, in queste a pellicola è perfettamente leggibile. Qui non si parla di mezzo stop eh..

Eleonora Meneghini.

Ilford FP4+ formato 120, Zeiss Planar 80 2.8 T*, Hasselblad 500C/M. Pellicola che conosco molto bene, finalmente inizio a prender la mano con la nuova Hassy. Sviluppata secondo MassiveDevChart, in Microphen Stock.

Nathalie Hers.

Ilford Delta 3200 formato 120, Zeiss Planar 80 2.8 T*, Hasselblad 500C/M. Veramente poca luce, scattavo a ISO3200, 1/30″, f/2.8. La grana è bella presente e “grossa”, ma mi pare scontato, è una 3200iso.. Nel complesso la resa mi piace molto, non avevo mai provato questa pellicola, se non in un freddo pomeriggio a Budapest, formato 35mm, ma sviluppo rovinato da un termometro starato.

Yekaterina Polyakova.

Ilford HP5+ formato 120, Zeiss Planar 80 2.8 T*, Hasselblad 500C/M. Forse la mia pellicola preferita. Poco da dire, Microphen stock e tempi da MassiveDevChart. Inizio ad amare anche il Planar 80, morbido a tutta apertura ma tridimensionale in maniera sorprendente.

Ed ora l’unico set di cui non avete ancora visto la parte digitale, semplicemente perchè non c’è: tutto scattato con Hassy.

Alessandro Nava.

Ilford HP5+ formato 120, Zeiss Planar 80 2.8 T*, Hasselblad 500C/M. Stavolta flash con dish grigliato, f/16. Il Planar tira fuori le unghie ed è nitido da far paura. Tutti gli altri set son tutti a f/2.8 in luce naturale. Che dire.. Una plasticità che impressiona, a mio parere.

A presto!

.. I love fog.

dicembre 15th, 2011

“Amazing”. E’ quello che ho detto quando l’ho vista.

Ma andiamo con ordine. Oggi c’è veramente una bella luce. Adoro la nebbia, tutto sembra così ovattato, così senza peso.. I fari delle auto, i rumori lontani inghiottiti in questa specie di cotone sospeso in aria. Non che sia stupito che qui a Milano ci sia la nebbia in questo periodo, sia chiaro.. E forse non son ancora così “milanese” da odiarla od averci fatto l’abitudine; ma mi affascina. Lo ha sempre fatto.

Anche quest’oggi parlerò di foto in luce naturale, per la maggior parte. Come alcuni di voi sapranno, son qui a Milano, per una serie di lavori, all’incirca fino al 24 dicembre. Un paio di appuntamenti rimandati mi han dato la possibilità di organizzare 3 test, e l’insonnia perenne mi ha permesso di lavorarli in un batter d’occhio. Ma si sa, quando le modelle son così, c’è veramente poco da postprodurre.

Vi racconterò quindi come ho passato il 13 dicembre.
L’altra mattina, il martedì, esco da casa di Ismaele, che ormai conoscete bene, sul lago d’Iseo, alle 4 del mattino. Per la prima volta (finalmente!) devo raschiar via il ghiaccio dal parabrezza dell’auto. La statale che dal lago porta a Bergamo è deserta.. L’A4 che seguo fino a Cormano idem, a parte una combriccola di ubriachi nell’autogrill poco dopo Dalmine reduci da chissà quale festa. Alle 5.45 son davanti casa di Michaela, che non avevo mai visto di persona ma il cui composit d’agenzia mi aveva stuzzicato. Lei sale in macchina, e presentandoci e parlando del piu’ e del meno, del casting che ha alle 10.30, dei fotografi con i quali ha collaborato, arriviamo fino a Piazza Sempione, dove parcheggio. La città dorme, solo qualche runner in attesa che il parco apra. Ce ne stiamo in macchina, Dire Straits che suonano, a parlare, attendendo l’alba. Devo dirvi la verità: raramente mi trovo così bene con le modelle d’agenzia. Tranquilla, simpatica, ottimo inglese, sento che stima davvero il mio lavoro, tanto da spingere lei stessa a contattarmi, e non il contrario come solitamente succede. L’alba tarda un po’ ad arrivare, così scendiam di macchina e facciam qualche scatto per strada, tra i tram notturni che sferragliano e qualche auto isolata della città che si sveglia. “Alone - Parte One” quindi è stato totalmente improvvisato.

Alone - Part One.
Model: Michaela Vavrova@UrbanManagement


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10 minuti, non di piu’; ci son 2 gradi, ma lei, nonostante il vestitino estivo, non fa una piega. E’ da queste piccole cose che si capisce chi ama veramente il proprio lavoro. Rientriamo in macchina, riscaldamento a palla, e riguardiamo ciò che abbiam appena scattato. Ci guardiamo e sorridiamo. Continuiamo a parlottare, mi racconta di quando ha iniziato a sfilare, io le racconto come ho cominciato. Finalmente il cielo inizia a tingersi prima di blu, poi di rosa. Stesso vestito, stesse scarpe, andiam nel parco. Una luce incantevole, io ho capito cosa le piace, lei ha capito come voglio che posi e che espressioni vorrei avere, e scattiam senza quasi dirci una parola.

Alone - Part Two.
Model: Michaela Vavrova@UrbanManagement


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Anche qui, dopo 10 minuti siam di nuovo al calduccio in macchina, entrambi felici: riguardo gli scatti in macchina e dico “I love them”, lei “me too.” Per variare un po’, cappotto e leggings, e carico la 500N con un rullo di Delta3200: piazza Sempione, qualche scatto quasi “rubato”, qualcosa di piu’ posato, e via di nuovo al calduccio ed ai Dire Straits.


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Molto soddisfatti torniamo verso il suo appartamento, eran appena le 8 del mattino. Io ero veramente di ottimo umore: cazzo, son le 8 del mattino e già ho fatto 3 set che adoro. Un thé, quattro chiacchiere con la sua flatmate, ed andiam in camera sua. E’ una mansarda, e c’è una fantastica finestra tetto, che complice il cielo ricoperto di nubi da una luce stupenda. Ritratti, un maglioncino nero preso a caso dall’armadio. Uno sguardo che inchioda, veramente.


Soddisfattissimi della mattinata, pieni di sorrisi, la accompagno ad un casting in macchina essendo di strada, e ci salutiamo con la promessa di riscattare insieme quando tornerà a Milano.

Di ottimo umore, un bel caffè ed un cheesecake da Arnold Coffee (immancabile nei miei soggiorni Milanesi, inizio a preferirlo a Starbucks ed ai SevenEleven della Svezia, delle repubbliche Baltiche etc), e vado in zona Romolo-Navigli. Son quasi le una. Una sigaretta fuori da un bar, e suono ad un portone. Mi aspetta Olga Drozdova. Ve la ricordate? La conobbi fotografandola per la mia prima campagna Farmagan, quasi 2 anni fa. Con il tempo siam diventati amici, parliamo spesso, la vedrete nel progetto “My Muse, My Camera, YOUR Face“, e non ci vedevamo da un mesetto, da una serata di un magazine in un locale. Spulciamo l’armadio, ed andiamo veramente sul semplice. Una camicia bianca, un paio di slip rosa carinissimi di Victoria’s Secrets, una sciarpa. Letto, finestra. Esce un poco di sole, ma la luce che filtra è ancora morbida, avvolgente. Si chiacchiera mentre scattiamo, beviam qualcosa mentre scarico la scheda, qualche scatto a pellicola che ancora non ho sviluppato, insomma, totale relax.


E’ bello scattare con vecchi amici. Alle tre circa ci salutiamo, lei ha da passare in agenzia ed io ho un appuntamento alle 16.

Clienti, cena con amici, alle due di notte mi metto nel letto, ancora di ottimo umore per la giornata stupenda, anche se stanco perchè la mattina la sveglia era puntata alle 3.30. Non riesco a dormire. Riguardo le foto. E mi addormento con il sorriso sulle labbra.

Avrei voluto finire qui il post, ma volevo scrivere altre due cosette, e anzi, farvi vedere qualcos’altro: le prime son due scatti (gli unici in luce flash della giornata), sempre a Michaela:

Ed una piccola nuova anteprima, uno scatto di Nathalie Hers, scattata il giorno precedente: in attesa di sviluppare e scansionare i rullini medioformato di Delta3200 scattati.

Ma ve ne parlerò la prossima volta.

P.S.: per tutta la giornata ho usato praticamente solo l’85 1.2 a tutta apertura ed il 50 1.4 sempre TA.

.. Something is changing.

dicembre 3rd, 2011

I miei gusti ad esempio. Si, perchè ultimamente mi sto rendendo conto che apprezzo molto di piu’ cose che prima odiavo, e cose che prima amavo adesso le trovo piu’ normali. Sto parlando di alcuni aspetti della fotografia. Quindi, questa volta, vi sorbirete un bel post “psicologico”, oltre ad un paio di piccole digressioni tecniche simili a recensioni, come non accadeva da un po’.
Ma diamo spazio alle foto come prima cosa, e stavolta ce n’è veramente una grande carrellata..

Heart of Sand
Sara Martini

Brain Damage
Sara Martini

The Last Resort
Yekaterina Polyakova

Patience
Eleonora Meneghini

Who da fuck are you
Eleonora Meneghini


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Ok, inizia il papiro. Innanzi tutto il motivo di questo papiro: son stato, diciamo, “costretto” a riflettere. Si, perchè non potevo fare altro. Niente pc, niente foto, niente tv, niente libri. Emiparesi facciale dovuta a nevrite del settimo nervo cranico. In poche parole: parte destra del viso paralizzata, non puoi chiudere un occhio e quindi ti lacrima e ti brucia, non puoi muovere la parte destra della bocca quindi 1. sembri Sylvester Stallone nella peggiore interpretazione di Cliffhanger 2. costretto a mangiare e bere con la cannuccia altrimenti sbrodoli 3. ti senti veramente uno straccio per i 60mg di metilprednisolone che prendi piantandoti un ago in un muscolo tutti i giorni. Gran scocciatura, ma niente di grave. Come dicevo quindi, son stato costretto a stare a casa, cercando di rimettermi il prima possibile, per una decina di giorni. E questo mi ha portato a riflettere su molte cose del mio lavoro, della mia vita, ma anche dei miei gusti personali.

Riguardando al passato, o scorrendo i vecchi post sul blog da due anni a questa parte, di immagini senza illuminazione artificiale ne troverete ben poche. Un piccolo, lieve, esperimento (pur se per me uno dei miei lavori migliori di sempre) fu “Led Zeppelin IV“, con Deborah Parcesepe: ve lo ricordate? Lo trovate qui: http://www.nicolacasini.com/blog/?p=277 . Eppure, invece, se guardate gli ultimi quanti, due mesi? Trovate un’80% di set in luce naturale completa. Poteva esser un caso, o forse son cambiato io. Ed è così. Sto.. Crescendo. Fotograficamente parlando. Se vi avessi parlato un anno fa vi avrei detto che dalle mie fotografie ambivo prima di tutto la perfezione formale e tecnica, dopo di chè il messaggio, l’emozione. Adesso sento di essermi “evoluto”, e quella ricerca dell’emozione da trasmettere ha preso il sopravvento sugli schemi di luce, sui tagli millimetrici e sulla postproduzione perfetta. Sarà che sto vivendo un periodo piuttosto “emotivo” della mia vita, almeno intimamente, ma riesco a cogliere dettagli, sfumature, delle persone che fotografo che prima non riuscivo a cogliere, non ne avevo la sensibilità. E tanto mi sta aiutando scattare molto a pellicola: se sai di non poter rivedere subito la foto, e di avere un bagaglio “limitato” di foto da poter fare, la tua concentrazione è maggiore, e, almeno per me, è istintivo cercare “oltre” ciò che sembrerebbe facile fare, e che magari risulterebbe banale o scontato.

Il mio set ideale un anno fa era in studio, 5 punti luce, un macro, iso bassi, e beauty con dettagli taglienti e luce spennellata. Uno stylist ed una MUA, un assistente o magari due, e 8 ore per tirar fuori 3 scatti che mi convincessero pienamente. Oggi? Casa mia o della modella od in giro a cazzeggiare, caffè, due chiacchiere, un paio di scatti con un maglione ed uno slip preso a caso dall’armadio, e festa finita. L’empatia, ecco cosa mi mancava. Con Yekaterina ad esempio è andata così: prima volta che la fotografavo, thè, musica, due scatti, una chiacchierata, altri due scatti, appoggiata alla finestra o sdraiata sul divano, ed una mattinata passata a CONOSCERE una persona nuova. Tutto può diventare un set, senza ricercare per forza la perfezione od il dettaglio perfetto. Prima progettavo lo shooting, lo allestivo e seguivo ciò che avevo in mente. In questi ultimi set si improvvisa, vien fuori quel che ci viene in mente sul momento, si cerca di tirar fuori un’atmosfera piu’ che una descrizione, si cerca di immortalare un’emozione. Oppure si cerca di tornare al classico: le foto con Eleonora Meneghini ad esempio. Piu’ classiche di così si muore. Ma a me emozionano, ed è questo che conta, in questo momento, per me.

Credo sia inutile farlo, ma sottolineo una cosa: sto parlando della mia ricerca personale, della ricerca del mio stile, che sicuramente sarà in continua evoluzione come tutti. Magari il prossimo mese sarò appagato a scattare con 12 flash in una location di 120mq allestita ad hoc. Non lo so. Voglio solo dire che non sto assolutamente parlando di commerciali; affrontare un set commerciale/pubblicitario così, alla “come viene”, è un suicidio. Ma sarà proprio per questo che sto cambiando? Io credo di si. Dopo tanti cataloghi, commerciali, campagne.. Vien voglia di fare qualcosa di totalmente diverso quando scatto per me e per me solo. Come un bell’assolo alla Comfortably Numb, un po’ improvvisato, dopo mesi di orchestra sinfonica. Capite cosa intendo? :-)

C’è però un aspetto che ancora non son riuscito a capire su di me, e su cosa mi piace: pellicola b/n o colore? Da una parte c’è la pellicola, quel fascino un po’ vintage, quasi artigianale. Avere le foto contate e non poterle vedere, quella piccola ansia di “e se ho cannato l’esposizione? E se sbaglio sviluppo? E se il rullino è difettoso?”, il chiudersi in camera oscura e passarci la notte, tra acidi, negativi appesi in doccia e bacinelle per i provini a contatto. Le stampe bagnate ad asciugare, ed il lentino per vedere cosa ne è uscito. E’.. Piu’ profondo, come ho detto, “artigianale”. Crei la foto, nel vero senso della parola. E sai che è così e non potrai mai farne una esattamente identica, neanche una copia, perchè è fatta solo di imperfezioni. E sai che se sbagli la foto è persa, e quindi ogni bella foto che fai è una conquista. Non è come infilare la scheda di memoria nel pc e selezionare le anteprime. E’ un altro mondo. Dall’altro lato quel mondo perfetto del digitale. Esposizione, due click, correggi difettuccio lì, cancella quel palo che rompe le scatole sullo sfondo, lavori la pelle, tiri fuori i dettagli.. E dopo hai una foto che è pressochè perfetta. Non ha lo stesso fascino, ma è indubbiamente perfetta. E tante volte comunque, per quanto ami il bianco e nero, il colore da un colpetto in piu’ per scatenare in noi quell’emozione che si cerca di instillare con foto del genere. Da qui la scelta di scattare, e di lavorare, foto sia a pellicola b/n sia a colori di tutti questi shooting. Io non son ancora pronto per decidere, non ci riesco. E voi? Bianco e nero o colore?

Passiamo ora alla parte tecnica: parliamo innanzi tutto di pellicole.

Sara Martini - Heart of Sand: Ilford PAN-F+ 50@50asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
Sara Martini - Brain Damage: Ilford FP4+ 125@200asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
Yekaterina Polyakova: Ilford FP4+ 125@125asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
Eleonora Meneghini: Ilford FP4+ 125@125asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.

L’unico altro set che merita spiegazione tecnica è Brain Damage: ho utilizzato la tecnica openflash, ovvero tempi lunghi (circa 1″), e trasmettitore flash in mano e non in macchina, facendo scattare il lampo con il pulsante test 2-3 volte a fotogramma, in pratica una sorta di doppia/tripla/multiesposizione in un singolo scatto.

C’è poi stata una sorpresa. Parlando con il mio fotospacciatore di fiducia, son venute fuori le pellicole “Lucky“, una marca cinese che non avevo mai sentito. Costo irrisorio: 18 euro 10 rullini da 36. Sono negative bianco e nero, 100asa, chiamate precisamente “Lucky SHD100“. Esiston anche le 400 iso e le formato 120, ma ancora non le ho provate. Girovagando su internet si trovan molte testimonianze su queste pellicole: c’è chi le ama e chi le odia, son considerate pellicole “lomo”, chi dice che son terribili e chi dice che invece son ottime. Si legge spesso che non han strato antihalo (ovvero uno strato opaco che non permette alla luce di rimbalzare sul dorso ed esporre le pellicole dal retro, creando aloni intorno alle alte luci), e chi dice che la Lucky abbia comprato le vecchie fabbriche Kodak, e che quindi sian identiche a quest’ultime in tutto e per tutto. La curiosità fa da padrona, no? Beh, ne ho comprato un pacco da 10, l’ho infilato sulla 500N con il 35 f/2, e mi son fatto un paio di giretti nella zona, uno in una giornata con cielo coperto, ed uno in pieno sole.
Vi dirò.. Non son per niente male. Per costare 1,80 euro a rullo intendo. Per quanto mi riguarda, il paragone è da fare con la Ilford FP4+, pellicola 125ISO straconosciuta e strausata e straaffidabile, che uso molto spesso. Innanzi tutto il costo: una Ilford FP4 sta tra i 4,50 ed i 5 euro. Eh insomma, con il costo di una FP4 ce ne compro quasi 3 di Lucky.. Ma andiam avanti.
Definizione? La FP4 ha piu’ microcontrasto ed acutanza, decisamente. La Lucky ha una grana piu’ grossa, che impasta un po’ i dettagli.
Gamma dinamica? Sulle ombre se la giocano, sulle alte luci non c’è storia, la Lucky non le regge. E la mancanza dello strato antihalo si sente eccome: intorno alle zone di forte contrasto, dove a colori avreste aberrazioni cromatiche per capirci, ci son degli aloni bianchi, come fossero ghosts. Esattamente come previsto. Il mio consiglio è di tenerla sottoesposta di almeno 2/3 - 1 stop, quindi esporla a 160-200iso e svilupparla per iso100. Avrete immagini ricche di dettagli nelle ombre senza bucare le alte luci.
Contrasto? Nella media per esser una 100 iso. Non è una PAN-F+, ma se la cava.
Supporto? Ottimo. Sarà per la mancanza di strato antihalo, ma il supporto una volta sviluppato è perfettamente trasparente senza dominanti, molto meglio di tutte le Ilford e Kodak provate, e perfetto per lo scanner.

Per lo sviluppo son andato “ad occhio”, e ci ho azzeccato: Microphen stock 7,5min a 20°.

In definitiva, conclusioni che ne ho tratto? Che non la userei per un editoriale. O per degli scatti veramente importanti. Ma per un test, o per delle prove.. Direi proprio di si. Non è una FP4, è vero, ma anche se costa 1/3 vale sicuramente di piu’.

Quà sotto alcuni scatti, giusto per vedere di cosa parliamo.

Infine.. Piccole voglie. Stavolta neanche tanto piccola :D Avete presente quando siete costretti all’inattività per lungo (…) tempo, e vi prendon le voglie? Ecco, io in questi casi (ed in molti altri) sono shopping-dipendente. Chiamiamolo (cerco di autogiustificarmi) shopping terapeutico. E questa volta la carta di credito ha portato una.. Fiammante Hasselblad 500C/M, magazzino A12, ed un Planar CF 80 2.8 T*. Questo bel giocattolino per intenderci:

La desideravo da una vita. Dopo aver passato una giornata a pulirla, provarla e coccolarla ed accarezzare il metallo svedese, appena ho potuto l’ho provata sul set. In particolare, ho scattato due rulli sia con Yekaterina che con Eleonora, nei set che avete visto piu’ sopra. Ancora non posso farvi vedere niente, perchè non dispongo ancora di uno scanner medioformato, ma vi farò veder qualcosa quanto prima. Che dire.. Mi ha stregato. Il mirino a pozzetto è fantastico, ed al contrario di molti non ho impiegato molto ad abituarmici: in fondo uso così spesso il mirino angolare sulla reflex.. E’ come tenere in mano un carroarmato. Si sente che è “solida”, e meccanicamente è perfetta. Precisione meccanica appunto, niente elettronica, come un orologio automatico: lo stato dell’arte. Il rumore dello scatto poi è una sinfonia. Gli unici piccoli difetti che ho trovato (se difetti si posson chiamare) sono 3:
1. Il trattamento T* del Planar, anche se ottimo, inizia a soffrire gli anni che ha, la tecnologia ottica ha fatto bei progressi negli ultimi 30 anni. Dove il Planar viene letteralmente ucciso da un controluce bastardo, restituendo immagini praticamente bianche, già un normale Canon 50 1.4 (senza scomodare gli L) restituisce un’immagine con si dei flare, ma ancora perfettamente leggibile. Niente di grave comunque, un limite scoperto che d’ora in poi terrò in considerazione.
2. Il vetrino di messa a fuoco. La mia era dotata del normalissimo vetro smerigliato senza stigmometro. Un incubo. Su due rulli, quindi 24 foto, gli scatti con una messa a fuoco buona (non dico ottima) erano 3. Quindi, quando vi dicono che un Acute Matte con stigmometro fa la differenza.. CREDETECI.
3. Fa venire voglia di comprare altra roba :D Il dorso polaroid, un altro magazzino A12 e magari un A16, il mirino esposimetrico, il 120 macro od il 150.. :D

Ah, dimenticavo.. Un altro paio di scatti, stavolta ad Irina Monastirscaia!

Alla prossima!

.. Am I a Doctor?

dicembre 3rd, 2011

Piccolo post che potremmo chiamare “inciso”. Un mesetto fa, in un mercatino, notai una fiammante Canonet 28, sorellina della Canonet QL17 che mi ha sempre affascinato. Trattando un po’ sul prezzo per le sue condizioni (esteticamente perfette, le guanizioni a tenuta di luce avevan invece un po’ di muffa e si stavan sbriciolando), me la son portata a casa a 20 euro.

Questo giocattolino per intenderci:

E’ una macchina a telemetro ad ottica fissa di fine anni ‘60 - inizio anni ‘70, monta un 40 2.8. E’ tutta automatica: la piazzi su A, lei legge la luce e scatta con la coppia tempo/diaframmi che piu’ le aggrada. Se c’è troppa poca luce (sotto f/2.8 1/30″) non scatta; se c’è troppa luce (sopra f/14,5 1/620″) non scatta. Poi si può mettere il selettore sui diaframmi manuali, da f/2.8 ad f/16: era una modalità pensata per l’utilizzo dei flash, infatti puoi decidere il diaframma ma non i tempi, che rimangono al syncro-x di 1/30″. Gli iso son selezionabili a mano da 25 a 400. Insomma, una punta e scatta, da tirar fuori dalla borsa, mettere a fuoco, fare click e rimetter dentro. Per questo molto sfiziosa.

Insomma, in questi giorni sto scansionando i millemila rullini del progetto autoscatti, dato che finalmente abbiam finito la fase A, e davanti al pc mi son deciso a “sistemarla”. Comprato quindi in un brico tutto il necessario, e comprato da FotoDotti a Modena una batteria WeinCell per sostituire le PX625 al mercurio che non fanno piu’, le do una bella pulita, sostituisco le guarnizioni a tenuta di luce con del velluto adesivo che ho trovato al brico (circa 9 euro al metroquadro.. spesona eh?), piazzo la batteria nuova, la provo e.. L’esposimetro non va. Bestemmie. Magari sbaglio io. Le provo tutte, niente. Esposimetro morto. Che per una macchina totalmente automatica non è una cosetta tanto leggera..
Dopo una mezz’oretta passata a rigirarmela tra le mani riflettendo, penso che se dentro vi era muffa può anche esserci ossido sui contatti. Quindi decido di aprirla, partendo dal fondello e quindi dal vano batteria (magari il precedente proprietario ci ha lasciato dentro la batteria originale per 30 anni e questa ha sbrodolato di acido ogni anfratto..). E qui salta fuori il problema: in pratica il contatto del polo negativo del vano batteria era originariamente semplicemente fissato al supporto da dei piolini di plastica pressati a caldo. Plastica che dopo oltre 40 anni non è che sia poi così resistente.. Anzi, si è semplicemente sbriciolata.


Il contatto è quello che vien fuori attaccato al cavetto.

Mi dico “guasto da poco.. Mi è andata bene“. Reincollo il contatto alla sua sede, pulisco i contatti con l’acetone per togliere quel poco di ossido che c’era, metto uno spessore dietro il contatto (pezzetto di gomma steadler) in modo che non si stacchi di nuovo, e richiudo.
Ok, proviamo.

Wow, funziona!
(passano 5 secondi)
Hey, un momento.. Non funziona già piu’.

Uhm, qui gatta ci cova. Provo di nuovo, stesso risultato: va a intervalli. Le provo un po’ tutte, finchè non tocco il selettore tra automatico e manuale: se lo giro solo un poco la macchina va, poi smette di funzionare. Quì c’è puzza di falso contatto.

Spiegazione: il selettore è una levetta che sposta la macchina dalla modalità A alla modalità manuale, quindi di selezione manuale dei diaframmi. L’esposimetro funziona solo su A, nelle altre modalità è spento. Dev’esserci quindi un falso contatto o dell’ossido sull’interruttore interno della selezione modalità.

C’è solo un problema.. Va smontata mezza macchina. Riesco su internet a trovare l’esploso della QL17, che presumo essere abbastanza simile, quindi mi metto a lavoro. Tolgo la parte superiore svitando prima la levetta di riavvolgimento poi il pulsante di scatto, tolgo la pelle dalla parte sinistra della macchina (usando la benzina degli zippo, è perfetta sia per sgrassare sia come solvente per colle), dove trovo una piastrina che ricopre la meccanica. La tolgo e vedo finalmente il contatto, ed il problema: l’interruttore è formato da due lamelle di rame che si toccano quando il selettore è su “A”. Una delle lamelle è spezzata.

Quindi, con tanta pazienza, pinzette da chirurgo e saldatore tolgo la lamella spezzata, ne costruisco un altra in rame, tolgo l’ossido dall’altra rimasta in sede, risaldo il tutto stando attento a non bruciare gli isolanti che separan le lamelle e riparo l’interruttore. Visto che la macchina è aperta ne approfitto per togliere un po’ di ossido in giro, pulire i contatti della slitta flash, reincollare una protezione del sistema di specchi del telemetro scollata, pulire le finestrelle del telemetro ed altri piccoli dettagli. Chiudo il tutto, reincollo la pelle, e la provo.

Funziona a meraviglia.

Fuck yeah.

.. Under my Skin - Backstage.

novembre 28th, 2011

Ricordate questo post? http://www.nicolacasini.com/blog/?p=431

Ecco i video di backstage, realizzati da Ismaele Bulla per KasparHauserProduzioni :-)

Buona visione (in HD è meglio!)

Editorial for ZAEFFIRO MAGAZINE - zaeffiro.com
(NicolaCasini.com - Khproduzioni.it)

Photographer:
Nicola Casini - NicolaCasini.com
Ismaele Bulla - Khproduzioni.it
Model:
Sabrina Cereseto
Make up Artist:
Silvia Molonato - Pika
Set Assistant:
Nicola Lucchi
Location:
Brescia - Kaspar Hauser Studios
Backstage footage and Video editing:
Kaspar Hauser Produzioni - Khproduzioni.it

.. All in natural flash light.

novembre 7th, 2011

.. Eh, perchè come ho detto qualche test in luce flash l’ho fatto, suvvia :D In particolare, ad Elena Bittante, il secondo mood di Sara Martini, ed uno a Carolina Rosini, oltre ad un set con Alessandro Nava e Jihane Louhkiar, ma ve ne parlo dopo.

Ve li propongo qui sotto:

Lookin’ for You.

Model: Sara Martini.

Room 234.

Model: Elena Bittante.

Ironic.

Model: Carolina Rosini.
Set assistant: Marco Digispace.
Postproducer assistant: Ugo Dal Trozzo.

Ed infine, il set con il caro amico Alessandro Nava e Jihane Louhkiar. Lei l’avrete sicuramente già vista: Maxim Girl of the Year 2010, Valletta a Quelli che il Calcio, etc etc etc.. Di Alessandro ho già parlato tanto. Due modelli d’eccezione quindi. Ed ecco il set:

Closer.


Models: Alessandro Nava & Jihane Louhkiar.
Set assistant: Ismaele Bulla.

Come al solito, passiamo al lato tecnico. Come potrete immaginare, Ironic e Room 234 sono stati fatti con un ringflash. Closer idem, ma stavolta con tempi lenti e flash in seconda tendina. Il set che merita piu’ spiegazioni è Lookin’ for You: al contrario di quanto potreste pensare, la post è veramente minima. Come ho fatto? Ho fatto un giro all’Ikea, ed ho visto delle belle lanterne da candele. E da lì l’idea.. Con Sara abbiam aspettato che scendesse il buio nel bosco, ed ho preparato la lanterna: al suo interno vi è andato un 430EX a circa 1/16 di potenza, un ricevitore radio, e riempito la lanterna con carta da ricalco lucida appallottolata. Ha funzionato alla perfezione come diffusore. Potete vedere l’effetto qui:

E così, buio quasi totale, Sara che si addentrava nei boschi del Chianti con tacco 12, ed io che scattavo con il 50 1.4 a f/2, 1/40″, ISO1600. Diciamo che è stato un esperimento molto ben riuscito a mio modo di vedere, che preannuncia un set che se tutto va bene scatterò a fine novembre.. Ne vedrete delle belle!

A presto!

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