I miei gusti ad esempio. Si, perchè ultimamente mi sto rendendo conto che apprezzo molto di piu’ cose che prima odiavo, e cose che prima amavo adesso le trovo piu’ normali. Sto parlando di alcuni aspetti della fotografia. Quindi, questa volta, vi sorbirete un bel post “psicologico”, oltre ad un paio di piccole digressioni tecniche simili a recensioni, come non accadeva da un po’.
Ma diamo spazio alle foto come prima cosa, e stavolta ce n’è veramente una grande carrellata..
Heart of Sand
Sara Martini












Brain Damage
Sara Martini






The Last Resort
Yekaterina Polyakova












Patience
Eleonora Meneghini












Who da fuck are you
Eleonora Meneghini
Ok, inizia il papiro. Innanzi tutto il motivo di questo papiro: son stato, diciamo, “costretto” a riflettere. Si, perchè non potevo fare altro. Niente pc, niente foto, niente tv, niente libri. Emiparesi facciale dovuta a nevrite del settimo nervo cranico. In poche parole: parte destra del viso paralizzata, non puoi chiudere un occhio e quindi ti lacrima e ti brucia, non puoi muovere la parte destra della bocca quindi 1. sembri Sylvester Stallone nella peggiore interpretazione di Cliffhanger 2. costretto a mangiare e bere con la cannuccia altrimenti sbrodoli 3. ti senti veramente uno straccio per i 60mg di metilprednisolone che prendi piantandoti un ago in un muscolo tutti i giorni. Gran scocciatura, ma niente di grave. Come dicevo quindi, son stato costretto a stare a casa, cercando di rimettermi il prima possibile, per una decina di giorni. E questo mi ha portato a riflettere su molte cose del mio lavoro, della mia vita, ma anche dei miei gusti personali.
Riguardando al passato, o scorrendo i vecchi post sul blog da due anni a questa parte, di immagini senza illuminazione artificiale ne troverete ben poche. Un piccolo, lieve, esperimento (pur se per me uno dei miei lavori migliori di sempre) fu “Led Zeppelin IV“, con Deborah Parcesepe: ve lo ricordate? Lo trovate qui: http://www.nicolacasini.com/blog/?p=277 . Eppure, invece, se guardate gli ultimi quanti, due mesi? Trovate un’80% di set in luce naturale completa. Poteva esser un caso, o forse son cambiato io. Ed è così. Sto.. Crescendo. Fotograficamente parlando. Se vi avessi parlato un anno fa vi avrei detto che dalle mie fotografie ambivo prima di tutto la perfezione formale e tecnica, dopo di chè il messaggio, l’emozione. Adesso sento di essermi “evoluto”, e quella ricerca dell’emozione da trasmettere ha preso il sopravvento sugli schemi di luce, sui tagli millimetrici e sulla postproduzione perfetta. Sarà che sto vivendo un periodo piuttosto “emotivo” della mia vita, almeno intimamente, ma riesco a cogliere dettagli, sfumature, delle persone che fotografo che prima non riuscivo a cogliere, non ne avevo la sensibilità. E tanto mi sta aiutando scattare molto a pellicola: se sai di non poter rivedere subito la foto, e di avere un bagaglio “limitato” di foto da poter fare, la tua concentrazione è maggiore, e, almeno per me, è istintivo cercare “oltre” ciò che sembrerebbe facile fare, e che magari risulterebbe banale o scontato.
Il mio set ideale un anno fa era in studio, 5 punti luce, un macro, iso bassi, e beauty con dettagli taglienti e luce spennellata. Uno stylist ed una MUA, un assistente o magari due, e 8 ore per tirar fuori 3 scatti che mi convincessero pienamente. Oggi? Casa mia o della modella od in giro a cazzeggiare, caffè, due chiacchiere, un paio di scatti con un maglione ed uno slip preso a caso dall’armadio, e festa finita. L’empatia, ecco cosa mi mancava. Con Yekaterina ad esempio è andata così: prima volta che la fotografavo, thè, musica, due scatti, una chiacchierata, altri due scatti, appoggiata alla finestra o sdraiata sul divano, ed una mattinata passata a CONOSCERE una persona nuova. Tutto può diventare un set, senza ricercare per forza la perfezione od il dettaglio perfetto. Prima progettavo lo shooting, lo allestivo e seguivo ciò che avevo in mente. In questi ultimi set si improvvisa, vien fuori quel che ci viene in mente sul momento, si cerca di tirar fuori un’atmosfera piu’ che una descrizione, si cerca di immortalare un’emozione. Oppure si cerca di tornare al classico: le foto con Eleonora Meneghini ad esempio. Piu’ classiche di così si muore. Ma a me emozionano, ed è questo che conta, in questo momento, per me.
Credo sia inutile farlo, ma sottolineo una cosa: sto parlando della mia ricerca personale, della ricerca del mio stile, che sicuramente sarà in continua evoluzione come tutti. Magari il prossimo mese sarò appagato a scattare con 12 flash in una location di 120mq allestita ad hoc. Non lo so. Voglio solo dire che non sto assolutamente parlando di commerciali; affrontare un set commerciale/pubblicitario così, alla “come viene”, è un suicidio. Ma sarà proprio per questo che sto cambiando? Io credo di si. Dopo tanti cataloghi, commerciali, campagne.. Vien voglia di fare qualcosa di totalmente diverso quando scatto per me e per me solo. Come un bell’assolo alla Comfortably Numb, un po’ improvvisato, dopo mesi di orchestra sinfonica. Capite cosa intendo?
C’è però un aspetto che ancora non son riuscito a capire su di me, e su cosa mi piace: pellicola b/n o colore? Da una parte c’è la pellicola, quel fascino un po’ vintage, quasi artigianale. Avere le foto contate e non poterle vedere, quella piccola ansia di “e se ho cannato l’esposizione? E se sbaglio sviluppo? E se il rullino è difettoso?”, il chiudersi in camera oscura e passarci la notte, tra acidi, negativi appesi in doccia e bacinelle per i provini a contatto. Le stampe bagnate ad asciugare, ed il lentino per vedere cosa ne è uscito. E’.. Piu’ profondo, come ho detto, “artigianale”. Crei la foto, nel vero senso della parola. E sai che è così e non potrai mai farne una esattamente identica, neanche una copia, perchè è fatta solo di imperfezioni. E sai che se sbagli la foto è persa, e quindi ogni bella foto che fai è una conquista. Non è come infilare la scheda di memoria nel pc e selezionare le anteprime. E’ un altro mondo. Dall’altro lato quel mondo perfetto del digitale. Esposizione, due click, correggi difettuccio lì, cancella quel palo che rompe le scatole sullo sfondo, lavori la pelle, tiri fuori i dettagli.. E dopo hai una foto che è pressochè perfetta. Non ha lo stesso fascino, ma è indubbiamente perfetta. E tante volte comunque, per quanto ami il bianco e nero, il colore da un colpetto in piu’ per scatenare in noi quell’emozione che si cerca di instillare con foto del genere. Da qui la scelta di scattare, e di lavorare, foto sia a pellicola b/n sia a colori di tutti questi shooting. Io non son ancora pronto per decidere, non ci riesco. E voi? Bianco e nero o colore?
Passiamo ora alla parte tecnica: parliamo innanzi tutto di pellicole.
Sara Martini - Heart of Sand: Ilford PAN-F+ 50@50asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
Sara Martini - Brain Damage: Ilford FP4+ 125@200asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
Yekaterina Polyakova: Ilford FP4+ 125@125asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
Eleonora Meneghini: Ilford FP4+ 125@125asa, microphen stock, tempi dalla MassiveDevChart.
L’unico altro set che merita spiegazione tecnica è Brain Damage: ho utilizzato la tecnica openflash, ovvero tempi lunghi (circa 1″), e trasmettitore flash in mano e non in macchina, facendo scattare il lampo con il pulsante test 2-3 volte a fotogramma, in pratica una sorta di doppia/tripla/multiesposizione in un singolo scatto.
C’è poi stata una sorpresa. Parlando con il mio fotospacciatore di fiducia, son venute fuori le pellicole “Lucky“, una marca cinese che non avevo mai sentito. Costo irrisorio: 18 euro 10 rullini da 36. Sono negative bianco e nero, 100asa, chiamate precisamente “Lucky SHD100“. Esiston anche le 400 iso e le formato 120, ma ancora non le ho provate. Girovagando su internet si trovan molte testimonianze su queste pellicole: c’è chi le ama e chi le odia, son considerate pellicole “lomo”, chi dice che son terribili e chi dice che invece son ottime. Si legge spesso che non han strato antihalo (ovvero uno strato opaco che non permette alla luce di rimbalzare sul dorso ed esporre le pellicole dal retro, creando aloni intorno alle alte luci), e chi dice che la Lucky abbia comprato le vecchie fabbriche Kodak, e che quindi sian identiche a quest’ultime in tutto e per tutto. La curiosità fa da padrona, no? Beh, ne ho comprato un pacco da 10, l’ho infilato sulla 500N con il 35 f/2, e mi son fatto un paio di giretti nella zona, uno in una giornata con cielo coperto, ed uno in pieno sole.
Vi dirò.. Non son per niente male. Per costare 1,80 euro a rullo intendo. Per quanto mi riguarda, il paragone è da fare con la Ilford FP4+, pellicola 125ISO straconosciuta e strausata e straaffidabile, che uso molto spesso. Innanzi tutto il costo: una Ilford FP4 sta tra i 4,50 ed i 5 euro. Eh insomma, con il costo di una FP4 ce ne compro quasi 3 di Lucky.. Ma andiam avanti.
Definizione? La FP4 ha piu’ microcontrasto ed acutanza, decisamente. La Lucky ha una grana piu’ grossa, che impasta un po’ i dettagli.
Gamma dinamica? Sulle ombre se la giocano, sulle alte luci non c’è storia, la Lucky non le regge. E la mancanza dello strato antihalo si sente eccome: intorno alle zone di forte contrasto, dove a colori avreste aberrazioni cromatiche per capirci, ci son degli aloni bianchi, come fossero ghosts. Esattamente come previsto. Il mio consiglio è di tenerla sottoesposta di almeno 2/3 - 1 stop, quindi esporla a 160-200iso e svilupparla per iso100. Avrete immagini ricche di dettagli nelle ombre senza bucare le alte luci.
Contrasto? Nella media per esser una 100 iso. Non è una PAN-F+, ma se la cava.
Supporto? Ottimo. Sarà per la mancanza di strato antihalo, ma il supporto una volta sviluppato è perfettamente trasparente senza dominanti, molto meglio di tutte le Ilford e Kodak provate, e perfetto per lo scanner.
Per lo sviluppo son andato “ad occhio”, e ci ho azzeccato: Microphen stock 7,5min a 20°.
In definitiva, conclusioni che ne ho tratto? Che non la userei per un editoriale. O per degli scatti veramente importanti. Ma per un test, o per delle prove.. Direi proprio di si. Non è una FP4, è vero, ma anche se costa 1/3 vale sicuramente di piu’.
Quà sotto alcuni scatti, giusto per vedere di cosa parliamo.



Infine.. Piccole voglie. Stavolta neanche tanto piccola
Avete presente quando siete costretti all’inattività per lungo (…) tempo, e vi prendon le voglie? Ecco, io in questi casi (ed in molti altri) sono shopping-dipendente. Chiamiamolo (cerco di autogiustificarmi) shopping terapeutico. E questa volta la carta di credito ha portato una.. Fiammante Hasselblad 500C/M, magazzino A12, ed un Planar CF 80 2.8 T*. Questo bel giocattolino per intenderci:

La desideravo da una vita. Dopo aver passato una giornata a pulirla, provarla e coccolarla ed accarezzare il metallo svedese, appena ho potuto l’ho provata sul set. In particolare, ho scattato due rulli sia con Yekaterina che con Eleonora, nei set che avete visto piu’ sopra. Ancora non posso farvi vedere niente, perchè non dispongo ancora di uno scanner medioformato, ma vi farò veder qualcosa quanto prima. Che dire.. Mi ha stregato. Il mirino a pozzetto è fantastico, ed al contrario di molti non ho impiegato molto ad abituarmici: in fondo uso così spesso il mirino angolare sulla reflex.. E’ come tenere in mano un carroarmato. Si sente che è “solida”, e meccanicamente è perfetta. Precisione meccanica appunto, niente elettronica, come un orologio automatico: lo stato dell’arte. Il rumore dello scatto poi è una sinfonia. Gli unici piccoli difetti che ho trovato (se difetti si posson chiamare) sono 3:
1. Il trattamento T* del Planar, anche se ottimo, inizia a soffrire gli anni che ha, la tecnologia ottica ha fatto bei progressi negli ultimi 30 anni. Dove il Planar viene letteralmente ucciso da un controluce bastardo, restituendo immagini praticamente bianche, già un normale Canon 50 1.4 (senza scomodare gli L) restituisce un’immagine con si dei flare, ma ancora perfettamente leggibile. Niente di grave comunque, un limite scoperto che d’ora in poi terrò in considerazione.
2. Il vetrino di messa a fuoco. La mia era dotata del normalissimo vetro smerigliato senza stigmometro. Un incubo. Su due rulli, quindi 24 foto, gli scatti con una messa a fuoco buona (non dico ottima) erano 3. Quindi, quando vi dicono che un Acute Matte con stigmometro fa la differenza.. CREDETECI.
3. Fa venire voglia di comprare altra roba
Il dorso polaroid, un altro magazzino A12 e magari un A16, il mirino esposimetrico, il 120 macro od il 150..
Ah, dimenticavo.. Un altro paio di scatti, stavolta ad Irina Monastirscaia!


Alla prossima!