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B-grip: un accessorio tutto italiano.

mercoledì, gennaio 27th, 2010

Questo sarà un post un po’ atipico sul mio blog: una recensione.

Se, come me, siete un po’ stanchi della tracolla, idem degli handstrap, e vi state documentando su di un modo comodo per portare in giro i vostri corpi macchina sul set, oppure in vacanza, è probabile che vi imbattiate in un prodotto nuovo, chiacchierato sui forum e, a quanto ne so, non ancora commercializzato.

Si chiama B-Grip, è prodotto da un’azienda totalmente italiana, la emiliana CPtech S.r.l. .
Il sito ufficiale lo trovate qui: bgrip.com/.

Ne ho ricevuto un sample direttamente dalla CPtech, prima della commercializzazione nei negozi, in anteprima, per testarlo e recensirlo su di un campo che non è il suo compito ideale: la fotografia di moda.

Che cos’è B-grip?

B-grip è un nuovo sistema di trasporto a cintura, brevettato, pensato per fotocamere reflex.

Ha una piastrina removibile come quella dei cavalletti, inseribile nella base (fissabile alla propria cintura od ad una supplementare) in entrambi i versi, permettendo così di poter fissare la macchina con l’obiettivo verso il cielo, e facilitare il cambio lente.

La confezione, in un elegante nero e rosso, si presenta così:

B-grip.

B-grip.

Al suo interno troviamo:
1. Il b-grip stesso;
2. Una pratica raincover per coprire la macchina in caso di precipitazioni;
3. Un laccio di sicurezza da fissare al b-grip ed al corpo macchina, per prevenire cadute a causa di un errato bloccaggio dello sgancio rapido;
4. Un foglio di istruzioni.

Veniamo al prodotto.

All’apparenza ed al tatto sembra molto ben costruito, resistente e duraturo: non dubito che abbia resistito ai 32kg di carico nelle prove di sforzo alle quali è stato sottoposto, come ci informa il sito ufficiale. E’ costruito in materiale plastico, probabilmente ABS o policarbonato, con una bella finitura nero opaca. La scritta rossa è stampigliata in rilievo. Nessun segno di sbavature, e le tolleranze sono minime: si vede immediatamente che vi è controllo qualità, al contrario di molti prodotti cinesi che oramai invadono il mercato.

Montandolo sotto la fotocamera, e serrando la vite da 1/4 di pollice, la piastra si fissa saldamente, ed il meccanismo di rilascio è semplice, privo di impuntamenti e molto veloce.

Il b-grip può esser montato sia sulla cintura che indossiamo normalmente, sia su di una supplementare: è infatti ideale per viaggi e passeggiate fotografiche, ma da quanto ho potuto vedere tollera bene anche salti e corsa moderata, senza cedimenti o pericolo che la reflex cada a terra.

Per quanto mi riguarda, utilizzerò una cintura supplementare, in tela, dove fissare il b-grip con il secondo corpo macchina montato: sarebbe ideale poter acquistare ulteriori piastre di sgancio rapido (non so se verranno commercializzate anche singolarmente), così da poter scambiare la macchina alla cintura con estrema velocità, ottimo per passare ad esempio da un 135 da close-up ad un 50 da piano americano.

Il laccetto che viene fornito in dotazione all’apparenza non pare troppo robusto, soprattutto per la piccola fibbia in plastica, ma una volta fatte le dovute prove, risulta invece adatto alla maggior parte dei carichi (ovvio, se lasciate penzolare sul laccio una 1D con un 400 2.8..). Un unico appunto: sulle istruzioni, è chiaramente spiegato che il laccio di sicurezza vada fissato da un lato alla reflex, dall’altro ad un’apposita asola sulla parte bassa del b-grip. Questo protegge da eventuali sblocchi involontari della piastra di sgancio rapido: una cosa che ritengo comunque poco probabile, in quanto ha corsa lunga e la fotocamera, con il proprio peso, tende a rimanere serrata nel b-grip. Con normali cinture commerciali invece, magari con fibbie non classiche, trovo più comune  che sia la cintura stessa a slacciarsi, lasciando scivolar via il b-grip a terra ancora fissato alla reflex! Per quanto mi riguarda, quindi, il comodo laccio è fissato ad un’asola dei miei pantaloni. In questo modo, sono al sicuro sia da un’eventuale sgancio involontario della piastra, sia al cedimento della fibbia della cintura. Sono comunque elucubrazioni di una mente perfezionista: le probabilità di una cosa del genere sono, a mio avviso, molto remote.

Come detto, il b-grip è idealmente prodotto per fotocamere senza batterygrip, e per obiettivi non troppo pesanti, anche se nei test di laboratorio ha resistito senza problemi a più di 30kg di carico. Personalmente, non ho riscontrato nessun problema con una 5D markII + battery grip, con sopra un 70-200 f/2.8: la piastra è rimasta stabile e non ha dato alcun segno di cedimento. Provando senza battery grip, ho riscontrato che questo fa maggior “effetto leva”, e quindi il b-grip può risultare un poco piu’ scomodo se si usano pantaloni molto fini con battery grip montato. La situazione però migliora utilizzando una cintura aggiuntiva invece di quella dei nostri pantaloni.

In definitiva, l’italianissimo b-grip è un oggetto che mi ha sopreso molto: resistente, ben costruito, con soluzioni degne di nota: la piastra di sgancio rapido, ad esempio, ha integrata una piccola staffa supplementare, che ci permette di posare la reflex a terra senza far toccare l’obiettivo, e mantenendola non a contatto (ed in equilibrio) con superfici sporche, umide, polverose..

L’unico appunto che posso muovere, per adesso, all’oggetto, è la raincover inclusa nella confezione: trovo che sarebbe stata più comoda se di materiale elastico. Ma, dato che è “in regalo” con il prodotto stesso, va benissimo così. Se si ha intenzione di attraversare la foresta pluviale con la macchina al collo, son sicuro che ci si orienterà a soluzioni piu’ specifiche e dedicate a questo scopo.

Non mi resta che testare il b-grip sul campo, su di un set pubblicitario, con tutta la frenesia che vi è in questi ambienti: viavai di modelle, stylist, truccatori, assistenti e clienti. Il test avverrà quindi lunedì e martedì a Milano in occasione di un campagna pubblicitaria di cui vi parlerò: scriverò le mie impressioni sul prodotto, che per adesso mi ha davvero colpito: son sicuro che farà il suo lavoro in modo egregio.

A presto.

.. Ci vuole tempo.

mercoledì, gennaio 27th, 2010

Per cosa? Per avere anche solo il tempo di pensare a cosa si sta facendo, metterlo in pratica poi.. E’ cosa ardua. A cosa mi riferisco? Al fatto che eran mesi che non aggiornavo il blog. E di questo mi scuso, soprattutto con gli assidui lettori, che non vedon aggiornato questo antro del web da lungo tempo. Vedrò di farmi perdonare.

Perchè di novità ve ne sono molte.. Ma, come ogni novità, richiede pianificazione e tempo nell’esercizio, e questo, di conseguenza, unito agli inderogabili impegni universitari, assorbe le mie giornate.

Che cos’è successo in questi mesi?

Innanzi tutto il workshop: è andato molto bene, tutto al completo, e dai feedback ricevuti dai partecipanti tutti son rimasti soddisfatti. Volevo ringraziare Manuela Mariani, Jenny Bazzichi (la nostra MUA) e tutti i partecipanti per il clima sereno e cordiale, le risate ed i momenti passati assieme. Spero di rivedervi tutti al prossimo incontro: è programmato per l’ultimo weekend di febbraio. A proposito di questo, i particolari potete trovarli qui: http://www.nicolacasini.com/blog/?page_id=88 .

Consiglio di leggere approfonditamente la sezione “Stages”: ho infatti deciso di improntare i prossimi workshop in modo più “didattico”, con una caratterizzazione del tutto nuova.

Tornando a noi.. Che mi sono dimenticato di postare qui? Oltre a lavori più semplici, molto del mio tempo è stato occupato da due set pubblicitari.

Filippo William Russo. Gioielli di alta manifattura, nel cuore di Milano. La campagna è un “prologo” a quella più massiccia che si svolgerà nel corso del 2010; gli scatti son stati effettuati nello showroom dell’azienda, nel cuore di Milano, a pochi passi da Piazza del Duomo. Come illuminazione è stato utilizzato un beautydish di piccolo diametro per avere una veloce caduta di luce fuori dal cono di illuminazione, pannelli riflettenti e flash di riempimento in macchina. I vestiti sono dell’eccezionale stilista Ilaria Facci (falsoo.eu), la bellissima modella Manuela Mariani si è occupata anche dello styling e dell’organizzazione e coordinazione del set (www.manuelamariani.com), il make-up è della carissima amica Silvia Molonato (www.pikamakeup.com , che ringrazio anche per la mia foto in homepage). I gioielli, come detto, sono della collezione di Filippo Russo (www.filipporusso.com).

Passiamo alle immagini:

Come dati di scatto, siamo intorno ai 24mm del 24-70 f/2.8, ISO100, f/11 circa, con la mia fida 30D. Le luci le ho spiegate più sopra.

A proposito di 30D.. La vecchiarella è diventata corpo di riserva. Ricordavate le mie elucubrazioni sul nuovo corpo macchina, ed il mio auspicare un sistema modulare come il Red per le cineprese? Ovviamente, questo non è avvenuto. Ma la richiesta di sempre maggior risoluzione, e qualche problemino di anzianità (e di mole di lavoro) della mia fida 30, mi han di fatto convinto al passaggio ad un nuovo modello. In particolare, la scelta è ricaduta su di una collaudata 5D mark II, con battery grip.

Al momento ho avuto modo di testarla a fondo solo in studio e solamente per una sessione: scatti di beauty con Manuela Mariani, Irina Monastirscaia (la prossima modella per il workshop, stage2) e Charo Galura (che potete ammirare anche nel post sotto). Cosa posso dire?

Pro:

  • 1. Risoluzione e definizione paurosa (mai tolto il selettore dai 100ISO, della vincitrice di pulizia a 12800iso tra la 5DII e la D3s me ne frego altamente..).
  • 2.  Ottimo monitor, ottimo handling, tutti i tasti al posto giusto, costruzione “robusta”;
  • 3. Ottima personalizzazione.

Tutti gli altri pro li conoscete, e se non è così, fatevi un giro su DPreview.

Per quanto riguarda le cose che invece non mi han convinto (non tutte dovute alla macchina)..

  • 1. Il mio Sigma 24-70. Sulla 30D è una lama, come ho avuto più volte modo di dire non lo cambierei con il Canon.. Il problema è che sulla nuova piccola ha un evidente frontfocus. Talmente evidente che anche utilizzando i microadjustments a 20 ne soffre ancora un poco. Non potevan aumentare il range? (farò una prova sul campo, se il frontfocus sarà apprezzabile anche a distanze e diaframmi di lavoro  deciderò se farlo tarare in Ad-service - ride della battuta - comprare il Canon  - che non amo - oppure fregandomene in quanto è in arrivo il 17-40, ed ho già il 50 1.4.)
  • 2. Il tasto di scatto: so che nelle XD è elettropneumatico, ma non sentire il “click” di quando fa il secondo scatto mi disorienta. Avrei preferito maggior demarcazione tra AF-on e lo scatto vero e proprio.
  • 3. La batteria. So che commercialmente è ovvio, e che in Canon se ne fregano, ma.. Non poter utilizzare batterie di concorrenza, non senza usare un caricabatterie proprietario e perder l’indicazione di carica sulla fotocamera, quando l’originale viene sulle 65€, un po’ mi rode. Ottima invece l’analisi accurata dello stato di carica e della vita della batteria.
  • 4. Le UltraII su SD non gestiscono i video HD. Mi spiego.. Sulle mie reflex, invece di una CF, uso SD con adattatore. Perchè? Perchè a) sono più piccole e leggere; b) nei miei laptop e nettop vi son lettori di SD e non di CF; c) costano meno. Sul manuale della 5D vi è scritto che per girare fluidamente video HD servon almeno 8mb/s in scrittura: sappiate che le SD Sandisk UltraII, date per 15mb/s, in scrittura lavorano intorno ai 7.5mb/s. Questo le rende inutilizzabili.

Detto questo, considerando che i contro riconducibili al solo corpo macchina son 1 su 4, direi che mi posso ritenere più che soddisfatto. La 5D mark II è perfetta per i miei scopi: alta risoluzione, ottima gamma dinamica, pulizia dei files. Non posso che consigliarla, se fate foto di moda o comunque lavorate in studio molto spesso.

La testerò meglio nei prossimi giorni, dato che avrò un full-immersion pubblicitario con 5 modelle e 100 prodotti.. Se si comporterà bene lì, sarà definitivamente promossa a pieni voti.

Ultima questione riguarda gli obiettivi: il 100f/2, che per i beauty mi era comodissimo su APS-C, ora mi sta strettino.. Dovrò quindi valutare l’upgrade a 135L. Il 18-55IS (che, da sempre, consiglio come obiettivo dal rapporto q/p fantastico) se ne è andato, e sto valutando il 17-40.. Infine, pare uscirà un 14 f/2.8 Samyang, che, se sarà come l’85 1.4 (testato con mano, veramente notevole), sarà presto nelle mie resistenti valigette di alluminio che mi scarrozzo per l’Italia.

Ma smettiamo di parlare di digitale! Come ricorderete dall’ultimo post, la voglia di pellicola si è impossessata di me. E quale occasione migliore del mio workshop per scattare ancora con la fida Pan-F+ tirata a 100ISO? I risultati, per me, son molto buoni: è questo che voglio ottenere quando converto i files digitali. E sto studiando, oh se sto studiando..

Entrambe, come ho detto, con Ilford Pan-F+ a 100ISO, in microphen stock. La macchina (per quanto valga) è una Eos 500N, l’obiettivo il 70-200 f/4L. La scansione è stata fatta con Canon FS4000 a 4000dpi.

Infine.. All’inizio di questo articolo dicevo che mi avevan assorbito 2 set in particolare. Il secondo è un set per CapellidaStar, con il quale ho instaurato una collaborazione. Gli scatti son stati fatti in studio, ed anche questa è un esigua anteprima di ciò che vedrete durante questo nuovo anno.

30D + 24-70 f/2.8@56 f/11; ISO100, 1/160″.

Come detto, sono in arrivo nuovi scatti in studio, con la nuova attrezzatura.. Solo il tempo di postprodurli.

C ya!

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